Il consumo di bevande alcoliche nell’adolescenza è oggetto di molta attenzione nella ricerca medica. Il Corriere Vinicolo ha già riferito di alcuni dati europei affiorati al recente Convegno di Torino dell’Osservatorio Giovani ed Alcol. Qui riferiamo una posizione sul problema concordata tra esperti USA (1), ed alcuni studi svolti oltreoceano.
In fisiologia umana la fase tardiva dell’adolescenza, dai 16 ai 20 anni, è un periodo di transizione rapida e radicale della personalità, con maturazione continua delle caratteristiche neurologiche, cognitive e sociali. Ci si lascia alle spalle, ad esempio, il sonno infantile con riduzione di un’ora della durata media del dormire. Sono anni nei quali giunge a maturità anatomica il cervello, in particolare la corteccia prefrontale e parietale (che governa la capacità di controllare e pianificare il comportamento, e la capacità di resistere ad impulsi verso decisioni con conseguenze negative) e le strutture limbiche che presiedono gli aspetti emozionali delle decisioni. La diagnostica radiologica d’immagine è capace di documentare le caratteristiche adolescenziali di alcune funzioni mentali (1-4).
Le ragazze hanno mostrato in diversi studi clinici ed epidemiologici una maggiore capacità di controllo ed un più veloce sviluppo cognitivo dei maschi , confermando la comune osservazione empirica di un vantaggio femminile nello sviluppo. E’ stata anche confermata una minore propensione delle adolescenti ad errori di comportamento, errato uso di alcol incluso (4,5).
E’ un’età di forte sviluppo emozionale e sociale, nella quale si assume un nuovo ruolo nella famiglia e nell’ambiente sociale. Si sviluppa una propensione alla sfida, che nell’adolescente ha un valore positivo. Diversi studi hanno osservato alte percentuali di adolescenti “bevitori moderati stabili”, che nelle analisi longitudinali delle traiettorie di consumo mantengono questa caratteristica negli anni successivi. Erano determinanti in tal senso la trasmissione di comportamenti virtuosi da parte dei genitori, i valori dominanti nel gruppo di coetanei, un equilibrato sviluppo sessuale, l’ambizione ad una carriera (6-10).
Nelle indagini federali, due su cinque sedicenni americani hanno dichiarato di essersi ubriacati almeno una volta. In questa popolazione si osserva una diminuzione dell’uso complessivo di bevande alcoliche contro un’aumentata frequenza del binge drinking. L’ingresso nel lavoro è associato ad un calo di ambedue le forme di consumo (11). Anche negli Stati Uniti gran parte della ricerca medica è focalizzata sugli errori d’uso, dal binge drinking alla dipendenza. Vengono indicate centinaia di finanziamenti strettamente dedicati alla sola patologia del bere. Gli studi sugli aspetti emozionali, sociali e di autoregolazione, sullo sviluppo cognitivo, la decisionalità, le funzioni esecutive ed altri aspetti neuropsichiatrici sono disegnati sul modello dell’errore, per misurarne caratteristiche e dimensioni. La fisiologia ed i comportamenti virtuosi restano in ombra, al di fuori del bersaglio degli studi.
E’ stata così valutata l’efficacia di interventi di recupero basati sullo spettro delle conseguenze, sugli aspetti sociali, su scelte alternative ed altro (12), ma gli adolescenti a maggior rischio (familiari alcol-dipendenti, genitori disinteressati o separati, violenze, ansia e depressione, impulsività, disinteresse agli studi) tendono ad essere i meno sensibili alle iniziative. Nell’insieme, gli interventi educativi e rieducativi hanno avuto risultati contrastanti. L’opinione medica è orientata verso una strategia basata sulla collaborazione tra Sanità e Produzione.
*Gastroenterologia, Università di Ancona; Scienze Viticole ed Enologiche, Università di Torino: Gruppo U. Pallotta “Vino e Salute”, Accademia Italiana della Vite e del Vino.
1. Brown S, McGue M, Maggs J, et al. A developmental perspective on alcohol and youths 16 to 20 years of age. Pediatrics 2008;121:S290-S310. 2.Hingson RW, Zha W. Age of Drinking Onset, Alcohol Use Disorders, Frequent Heavy Drinking, and Unintentionally Injuring Oneself and Others After Drinking. Pediatrics, June 1, 2009;123:1477-1484. 3. Settersten RA, Furstenberg FFJ, Rumbaut RG. On the Frontier of Adulthood: Theory, Research, and Public Policy. Chicago: University of Chicago Press; 2005. 4. Raffaelli M, Crockett LJ, Shen YL. Developmental stability and change in self-regulation from childhood to adolescence. J Genet Psychol 2005;166:54–75. 5. Wallace JMJ, Bachman JG, O'Malley PM et al..Gender and ethnic differences in smoking, drinking and illicit drug use among American 8th, 10th and 12th grade students, 1976–2000. Addiction 2003;98:225–234. 6. Gardner M, Steinberg L. Peer influence on risk taking, risk preference, and risky decision making in adolescence and adulthood: an experimental study. Dev Psychol. 2005;41:622–635. 7. Reyna VF, Farley F. Risk and rationality in adolescent decision making: implications for theory, practice, and public policy. Psychol Sci Public Interest 2006;7:1–44. 8. Wolfe DA, Mash EJ. Behavioral and Emotional Disorders in Adolescents. New York: Guilford Press; 2005 9. Maggs JL, Schulenberg JE. Initiation and course of alcohol consumption among adolescents and young adults. Recent Dev Alcohol. 2005;17 :29 –47 10. Chassin L, Pitts SC, Prost J. Binge drinking trajectories from adolescence to emerging adulthood in a high-risk sample: predictors and substance abuse outcomes. J Consult Clin Psychol. 2002;70:67 –78. 11. Johnston LD, O'Malley PM, Bachman JG et al. Monitoring the Future: National Survey Results on Drug Use, 1975–2005, Vol 1: Secondary School Students; Vol 2: College Students and Adults Ages 19–45.. Bethesda: National Institute on Drug Abuse; 2006. NIH publications 06–5883-4. 12 Brown SA, Anderson KG, Schulte MT et al. Facilitating youth self-change through school-based intervention. Addict Behav. 2005;30:1797–1810.
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