Parigi. Intanto l’onore è salvo. Nessuno ci ha consegnato il cucchiaio di legno come succede a chi perde tutte le partite dei tornei internazionali di rugby. Non solo ma al II° Campionato europeo di degustazione che si è svolto lo scorso 10 ottobre a Parigi, la squadra italiana che il sottoscritto ha avuto il piacere di guidare, si è tolta lo sfizio di superare di ben 13 punti i campioni uscenti del Lussemburgo. I vincitori 2009 sono stati i padroni di casa francesi, seguiti a otto punti di distanza dagli spagnoli. La compagine nazionale, oltre al sottoscritto, era composta da due giornalisti, Fabio Turchetti e Francesco D’Agostino insieme al sommelier Marco Reitano del tristellato Ristorante La Pergola dell’Hotel Hilton di Roma, albergo a cui si deve anche l’ospitalità presso il Trianon Palace di Versailles. La competizione è stata organizzata dalla Revue du vin de France e ha visto la partecipazione di nove paesi: Francia, Belgio, Svizzera, Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna Svezia e Lussemburgo. Ognuna delle rappresentative nazionali era composta da 4 degustatori tra cui giornalisti, sommelier, esperti, agenti di commercio, appassionati. La gara si è svolta presso un ristorante georgiano appena sotto Montmartre ed è iniziata puntualmente, come da programma, alle 9 del mattino. Solo in quel momento ci è stata consegnata la lista dei paesi di cui successivamente avremmo assaggiato almeno un vino. L’elenco comprendeva Francia, Spagna, Italia, Croazia, Argentina, Nuova Zelanda, Germania, Portogallo, Messico, Sud Africa. Insomma, come dire, brevi cenni sull’universo enologico mondiale. I vini sono stati serviti in caraffa, quindi alla cieca, ad ognuna delle squadre partecipanti che aveva il compito di riconoscere rispettivamente, vitigno principale, paese d’origine, regione di provenienza, produttore, eventuale nome della cuvée e l’annata. Una vera e propria “passeggiata” che ha messo a dura prova conoscenze e certezze nel campo della degustazione anche perché il tempo, tra un vino e l’altro, era di circa 7 minuti. In questo lasso di tempo, dopo una breve degustazione individuale, iniziava il confronto collettivo per stabilire una risposta. Non a caso tutte quante le squadre si sono arrese di fronte al campione numero 8. Infatti il tasso di riconoscibilità del Nebbiolo Riserva 2002 dell’azienda L. A. Cetto della Baja California (Messico) è stata alquanto problematica. Il bello è che poi alla fine a noi italiani ci hanno chiesto un parere cioè se era un Nebbiolo “tipico”. Abbiamo dato una risposta non molto impegnativa, del tipo “Non proprio”. In ogni caso un conto è assaggiare delle batterie omogenee di vini, come di solito capita nei concorsi internazionali, per poi dare una valutazione, un altro del tutto diverso è riconoscere in base alle caratteristiche organolettiche, elementi come quelli già descritti in precedenza. Naturalmente i paesi europei dove è maggiore l’afflusso e il consumo di vini provenienti dalle più diverse aree del mondo, risultano in qualche modo più avvantaggiati se non altro per consuetudine e anche possibilità d’assaggio. D’altra parte le combinazioni e le etichette presenti nel mondo sono talmente tante – al Concorso Mondiale di Bruxelles i vini provengono da una quarantina di paesi - da rendere oggettivamente complesso ma non impossibile il compito. Queste però non vogliono essere scusanti di nessun tipo anche perché avendo sperimentato sul campo il regolamento e le modalità del concorso, e avendone comprese le “finezze”, siamo convinti che l’anno prossimo andrà sicuramente meglio. Ci vorrà solo un più intenso e vario “allenamento” durante l’anno. |